Quando pensiamo alla missione Apollo 11 pensiamo subito a un grande successo e viene naturale chiedersi: ma com’è possibile che negli anni 60, quando i computer occupavano intere stanze, siamo riusciti a compiere un’impresa del genere senza problemi? In realtà se si scava a fondo si scopre che non è stata assolutamente un impresa priva di problemi, troppo poco spesso si parla di quanto questa missione era vicino al disastro e dei rischi che gli astronauti hanno corso.
Error 1202
Il computer di bordo “AGC” pesava 32 kg e riusciva a svolgere qualche migliaio di operazioni al secondo (per intenderci circa 2000 volte meno performante di un moderno telefono) potenza di calcolo sufficiente se vuoi fare atterrare un modulo lunare, ma solo se programmato a dovere. Qui entra in gioco il genio di Margaret Hamilton aveva programmato l’AGC in modo che fosse in grado di valutare e mettere in ordine di priorità gli ordini che venivano impartiti dedicandosi prima alle operazioni critiche, come calcolare la traiettoria, e successivamente a quelle secondarie. Sul modulo lunare sono presenti due radar: uno di allunaggio che misura la distanza dal suolo e uno chiamato rendez-vous che serve durante le operazioni di ritorno a individuare il modulo di comando che rimane invece in orbita. Durante la discesa il rendez-vous è stato tenuto attivo mandando ininterrottamente un flusso di dati inutili all’AGC che dovevano essere elaborati consumando circa il 15% della potenza di calcolo sovraccaricando il sistema. “Error 1202 executive overflow” è ciò che gli astronauti si trovarono sui pannelli di comando durante la discesa. Ma la geniale creatura di Margaret Hamilton al posto di andare in crash e disattivarsi è stato in grado di rilevare il sovraccarico e auto riavviarsi, cancellando tutte le task superflue e riprendendo le operazioni fondamentali permettendo all’allunaggio di andare a compimento.
Il posto sbagliato
Il modulo di comando e il modulo lunare sono uniti dal “Docking tunnel” che permette agli astronauti di passare da un modulo all’altro e che poi viene chiuso alla separazione dei moduli, prima della separazione il docking tunnel deve essere depressurizzato, ma sfortunatamente quando è avvenuta la separazione era rimasta ancora un po’ d’aria che ha conferito al modulo lunare una piccola spinta, una forza piccola, ma lungo tutta la traiettoria di discesa si è trasformato in una differenza di più di 6 chilometri rispetto al sito previsto per l’allunaggio che era “il mare della tranquillità”. Inoltre si è presentato un ulteriore problema che nessuno poteva prevedere ovvero l’irregolarità della gravità lunare. Sotto la superficie la luna non ha tutta la stessa densità, alcune zone dette “Mascon” sono più dense e i computer che calcolavano la traiettoria non tenevano conto di questo contribuendo all’errore di traiettoria. Tutto questo stava per portare alla tragedia perché non li stava semplicemente portando “un po’ più lontano” stavano finendo sul versante di un cratere circondato da massi grandi quanto automobili.
Il carburante
Resosi conto di stare atterrando nel posto sbagliato Neil Armstrong prese il controllo manuale del modulo e sorvolò il campo di rocce in volo orizzontale alla ricerca di una zona sicura in cui atterrare, questa manovra seppur vitale consuma molto carburante. Le regole della missione stabilivano che quando il livello del carburante raggiunge il 5,6% (che corrisponde a circa 90 secondi di volo) da terra avrebbero fatto partire un cronometro di 60 secondi, entro quel minuto bisogna atterrare altrimenti allo scadere del tempo la missione andava abortita sganciando il modulo di rientro e ritornando in orbita. Allo start del cronometro di terra: Buzz Aldrin: 40 feet, down 2 ½. Picking up some dust. 30 feet, 2 ½ down. Faint shadow… Charlie Duke (Da terra): 30 seconds. Buzz Aldrin: …Drifting to the right a little. 20 feet. Down a half… Buzz Aldrin: CONTACT LIGHT. Neil Armstrong: Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed. Quando il modulo tocca terra mancavano fra 15 e 20 secondi prima della chiamata di aborto della missione. Da programma se tutto fosse andato perfettamente avrebbero dovuto atterrare con quasi 3 minuti di carburante in eccesso, questo dovrebbe farci capire quanto sono andati vicino a far fallire la missione, ma forse ce lo farà capire ancora meglio c’ho che Charlie Duke rispose alla radio dopo il successo dell’allunaggio Charlie Duke: Roger, Tranquility. We copy you on the ground. You’ve got a bunch of guys about to turn blue. We’re breathing again.
Sources:
- Smithsonian Magazine: Troubleshooting 101 (1201 actually, and 1202 too)
- Mystery of Moon’s Lumpy Gravity Explained
- The Guardian: ‘We had 15 seconds of fuel left’: Buzz Aldrin on the nervy moon landing
- NASA: Apollo 11 Technical Air-to-Ground Voice Transcription
- Apollo 11 Mission Rules, Lunar Descent/Abort Criteria
